Israele: la politica verso un nuovo, vecchio futuro

Mentre il mondo si interroga sulle gaffes del nuovo capo del Pentagono, Hagel, e sulle presunte dichiarazioni del Presidente Obama circa l’incapacità di Netanyahu di decidere il meglio per il proprio Paese, in Israele si avvicina la fatidica data delle elezioni politiche. Tra una settimana esatta si conoscerà la coalizione che guiderà lo Stato ebraico attraverso un 2013 che si prospetta drammatico dal punto di vista della politica estera. Siria e Libano, Egitto e Iran le principali preoccupazioni che Tel Aviv dovrà affrontare, mentre i suoi confini continuano ad espandersi in quello che da poche settimane possiamo rinominare ufficialmente Stato palestinese.

Il risultato delle elezioni regalerà a Benjamin “Bibi” Netanyahu un altro incarico da Primo Ministro e da leader di una coalizione che incarna lo spirito sempre più disilluso degli israeliani (qui potete trovare una mappa ben fatta dell’attuale arena partitica). Il processo di pace è un fantasma, la crisi economica colpisce tutti, la comunità internazionale non capisce quanto la stella di David si senta minacciata dalla mezza luna musulmana. La novità mascherata di queste elezioni è però un partito che in passato non ha mai fatto registrare grandi numeri, ma che negli ultimi anni è riuscito a intercettare un diffuso movimento di opinione e un cambiamento nel paradigma politico israeliano. Stiamo parlando dell’Habayit Hayehudi, “la casa degli ebrei”, un partito di orientamento nazional religioso (dati leumi, in ebraico) che raccoglie posizioni nazionaliste distanti dal laicismo che permea la maggior parte della sinistra. Sono un ampio spettro della popolazione, che va dagli ortodossi alla sinistra religiosa, tutti accomunati dall’idea che Israele debba mantenere uno spirito ebraico lontano da quello secolarista dell’occidente.

Guidato da Naftali Bennet, giovane rampante della politica israeliana, l’Habayit Hayehudi si candida a divenire un importante partito della coalizione di governo, ideale cerniera tra il Likud di Netanyahu e lo Shas degli ultra-ortodossi. Con questa squadra di governo, l’influenza di Obama e dell’Europa sarà minima, mentre la spinta verso la colonizzazione di nuove terre non potrà che ricevere una marcia in più. Israele prosegue inesorabile verso Est, mentre l’Ovest ha decisamente perso di vista la pace. Un nuovo, vecchio futuro per la politica mediorientale.

©carlo marsilli

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