Sterilizzate ogni tre mesi. Così Israele blocca le nascite degli etiopi

Una storia agghiacciante, una misura perpetrata per anni allo scopo di impedire l’aumento della comunità etiope in Israele. Nel giorno in cui il mondo ricorda gli orrori della Shoa, il quotidiano israeliano Haaretz riporta alla luce quanto era emerso 5 anni fa e poi taciuto, affossato dalle smentite dei responsabili.

falasha girl

Una giovane Falasha, ebrea di origini etiopi. Negli anni ’80 Israele aprì le porte all’immigrazione della comunità etiope, che oggi vive per lo più nelle periferie delle grandi città e spesso svolge i lavori più umili.

Tutto è cominciato nel 2008, quando Rachel Mangoli, responsabile di un centro che assiste 120 bambini etiopi dei sobborghi di Tel Aviv, rifiuta l’ennesima donazione di vestiti e giocattoli per i suoi piccoli ospiti. Senza un’apparente ragione, da quasi tre anni il suo centro non registrava alcun nuovo arrivato. La Sig.a Mangoli indaga, si informa nella comunità, si reca presso le cliniche mediche della zona, dove finalmente le viene rivelato un nome: Depo Provera, un ormone contraccettivo utilizzato negli States sin dagli anni ’70. A somministrarlo ogni tre mesi alle giovani etiopi era la clinica del quartiere, secondo disposizioni la cui fonte non le venne rivelata.

Depo Provera

Dopo numerosi rifiuti da parte della Food and Drug Administration, nel 1992 il Depo Provera viene autorizzato negli USA. Il farmaco, ora prodotto dalla Pfeizer, è diffuso in numerosi stati del mondo, soprattutto in realtà africane dove i più comuni contraccettivi non risultano efficaci nelle politiche di controllo delle nascite.

Nessuna delle donne intervistate risultò cosciente degli effetti a lungo termine del trattamento, tra i quali risultano anche controindicazioni come l’osteoporosi, senza per altro prevenire in alcun modo la diffusione di malattie sessualmente trasmettibili. E’ emerso così un programma, una politica di controllo delle nascite sulla comunità etiope, destinataria del 57% di tutto il DP consumato in Israele. Un’enormità, considerando le ristrette dimensioni della comunità.

A distanza di sei settimane dall’ultima denuncia, oggi il Direttore Generale del Ministero della Salute, Professor Ron Gamzu, ha fatto sospendere il trattamento per tutte quelle donne che non risultano perfettamente informate sugli effetti a breve e lungo termine del farmaco. In dieci anni il tasso di natalità tra gli etiopi è sceso del 50%, ma gli effetti sulle donne devono ancora essere verificati.

Assieme alla vergogna, rimangono le dichiarazioni di quelle donne, raccolte quando ancora non erano fuggite da guerre eterne e malattie: “Ci dicevano che le persone che partoriscono spesso soffrono. Lo prendevamo ogni tre mesi. Abbiamo detto che non lo volevamo.”

©carlo marsilli

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