Spazio e invisibilità. Così l’Iran tiene alta la tensione

Prima di lasciare l’incarico più prestigioso della diplomazia mondiale, Hillary Clinton ha ribadito che Russia ed Iran continuano ad aiutare il governo siriano. Nessuna novità, è vero, ma la dichiarazione dell’oramai ex Segretario di Stato USA va inserita nella lotta per il controllo del Medio Oriente: Stati Uniti-Israele vs la strana coppia Iran-Russia. In mezzo, quel che rimane della Siria: i suoi abitanti, la posizione geostrategica, le risorse, l’influenza sulla regione. E la guerra civile, che in due anni ha cambiato per sempre gli assetti di quella regione.

Nell’ultima settimana, sul palco del teatro orientale, le voci di questi potenti attori si sono fatte improvvisamente più aggressive. Per ora, a metterci la faccia (forse a rimetterci anche imagesla vita) è stata una spaurita scimmietta, lanciata in orbita da Teheran in pompa magna. Un esperimento che, in due parole, indica la capacità dell’Iran di colpire a lungo raggio – Gerusalemme inclusa – e di concorrere – tra qualche anno – anche sul piano satellitare. Non bastasse questo ennesimo segnale di tensione tra la Persia e lo Stato d’Israele, ieri si è aggiunta anche la presentazione a motori spenti di un caccia stealth prodotto dalla Repubblica islamica. Se fosse confermato, l’aviazione iraniana potrebbe cambiare le carte in tavola in caso di attacco aereo ai reattori degli ayatollah.

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L’attacco israeliano del 30 Gennaio scorso contro il convoglio siriano diretto in Siria.
Fonte: Reuters

Che sia un bluff se lo sono chiesti in molti. Tuttavia, il tempismo con cui il nuovo jet è stato promosso la dice lunga sulla competizione in conrso: nella notte di Martedì 5 Febbraio, l’aviazione israeliana distruggeva un convoglio siriano diretto in Libano. Il sospetto dell’intelligence ebraica è che su quei camion vi fossero sistemi antimissili tecnologicamente avanzati, destinati ai libanesi sciiti di Hezbollah. Impedire che armamenti di fabbricazione russa passino ad uno dei più temibili avversari regionali d’Israele rimane una priorità anche per l’amministrazione di Washington, impegnata nel frattempo a rinforzare l’esercito nazionale libanese, antagonista delle forze armate fedeli ad Hezbollah.

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Gli SA-17, missili antiaereo di fabbricazione russa. Secondo quanto emerso, sarebbero stati parte del carico diretto all’Hezbollah libanese.
Fonte: Reuters

Una partita complessa, che si gioca anche sugli annunci e sulla propaganda, non importa se di regime democratico, teocratico o autoritario. La posizione di Israele al riguardo sembra chiara: non interverrà in una guerra che non è sua, in cui combattono forze a lui ostili, che rischia di riportare alla luce l’incubo dell’invasione libanese dell’82 nonché drenare le già deficitarie casse dello Stato. L’Iran, a sua volta, continuerà il gioco delle grandi potenze, fornendo armi e soldi ai propri protetti, trasformandoli in importanti pedine sulla scacchiera dei colloqui nucleari.

In questo tritacarne politico e umano, l’Iran si gioca un mattone importante per la sua stabilità. Vettori missilistici, armamenti nucleare e una potente aviazione militare potrebbero allungare la vita della Rivoluzione khomeinista, nonostante la sproporzione delle forze in campo. Troppa, perchè questo confronto possa proseguire ancora a lungo. Mentre la Siria, relitto in balia delle onde, rischia di morire per sempre.

©carlo marsilli

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